Filosofia e Teologia XXXIX, 1 (2025), Decostruzioni e decostruzione del religioso, pp. 47-56
L’articolo decostruisce la “metafisica dell’Esodo” — la tradizione cristiana che utilizza Esodo 3,14 per identificare Dio con l’Essere stesso. Sostiene che questa operazione trasformi il Dio biblico in un “idolo concettuale”, mentre anche identificarlo con il Bene “al di là dell’essere” risulta fuorviante. Una lettura attenta mette invece in risalto l’indirizzo in prima persona del versetto, che sottolinea il legame intimo di Dio con il suo popolo, e la rivelazione del Suo Nome proprio, che rifiuta ogni neutralità metafisica. Questo spostamento permette di comprendere il “fenomeno-Dio” come Colui che viene invocato e che risponde, liberando coloro che lo invocano.
Parole chiave: Dio, essere, nome, invocazione
The Double Excess of the Name. Deconstructing the «metaphysics of the Exodus»
This text deconstructs the “metaphysics of Exodus” – the Christian tradition that uses Exodus 3:14 to equate God with Being itself. It argues that this move turns the biblical God into a “conceptual idol,” while identifying Him with the Good “beyond being” is equally misleading. A close reading highlights instead the verse’s first-person address, which emphasizes God’s intimate bond with His people, and the revelation of His proper Name, which rejects metaphysical neutrality. This shift allows us to understand the “God-phenomenon” as the One who is invoked and who responds, freeing those who call upon Him.
Keywords God, being, name, invocation
